Il Salento, la storia e la tradizione della ceramica

Il Salento: la terra, i colori, le tradizioni

Salento

L’azienda Nuova Colì s.r.l. si colloca a Cutrofiano, nel cuore della penisola salentina, a metà strada tra il Mar Adriatico e il Mar Jonio.

Il Salento, terra ricchissima di cultura e di storia, ha vissuto l’avvicendarsi di grandi dominazioni. Le prime testimonianze di presenza umana in questo territorio risalgono al Neolitico, con il ritrovamento di pitture parietali raffiguranti scene di caccia e figure geometriche all’interno di alcune grotte come la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, la Grotta Romanelli e la Grotta Zinzulusa a Castro Marina. Da sempre terra di frontiera, ponte d’unione tra l’Oriente e l’Europa ha vissuto il continuo scambio d’influenze culturali con i popoli che popolavano le sponde del mediterraneo.
Nell’età del Bronzo si stabilirono qui i Messapi, che accanto all’agricoltura e all’allevamento del bestiame furono i primi ad inserire la lavorazione della ceramica. E poi i Greci, i Romani, e le dominazioni dei Goti, dei Longobardi e dei Bizantini e l’invasione dei Turchi nel 1480 che causò la morte di ottocento “martiri” Otrantini. E poi Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni.

Un territorio traboccante di cultura e storia che si traduce in sfarzose città d’arte come Lecce, residenze nobiliari di rara bellezza, chiese barocche dall’imbarazzante splendore.
Corti, piazze, vicoli, case bianche dipinte con la calce, pietra leccese cesellata, viuzze assolate, imponenti torri costiere, aridi campi di grano, distese di oliveti dai tronchi contorti e robusti che stagliano i propri rami argentei contro un cielo cobalto, fichi d’india che sbucano superbi dai muretti a secco.

E il mare… non esiste un aggettivo che possa manifestare al meglio tale capolavoro di natura: scogliere a strapiombo si alternano a spiagge dalla sabbia finissima e bianca, file di pini marini sgomitano con grovigli di macchia mediterranea e arbusti spinosi. Tutto questo coronato dall’ospitalità delle genti che vi abitano.

Cenni di storia della Ceramica

Cutrofiano

L’arte ceramica è antichissima (Keramos in greco significa vaso di creta).
Le prime realizzazioni erano destinate ad un uso quotidiano ed erano lasciate essiccare al sole.
Nei secoli successivi la creatività degli artigiani e le varie scoperte hanno conferito a questa attività la dignità di arte.
Le ceramiche degli egizi, quelle dei cretesi, le maioliche italiane del Quattrocento non fanno altro che testimoniare la grandezza di quelle culture.
Ancora oggi, gli strumenti per realizzare un oggetto in ceramica sono gli stessi: terra, acqua e fuoco.

La Terracotta e il Salento

La terracotta e il Salento

La lavorazione della terracotta è una delle tradizioni artigianali più diffuse del Salento.
Frutto dell’influenza messapica, trova il suo perfezionamento grazie all’influsso della cultura della Magna Grecia culminato nell’esplosione del barocco sei-settecentesco con i meravigliosi manufatti tuttora visibili nelle chiese e nei palazzi dell’area salentina.

La terracotta resta tuttora importante materiale per la produzione di vari manufatti come vasi, stoviglie, tegole, suppellettili vari. Il processo di lavorazione è rimasto pressoché inalterato nel tempo e si basa sull’uso dell’acqua e sulla lavorazione al tornio. Gli oggetti sono poi esposti al sole e successivamente cotti in forno. L’oggetto viene infine dipinto con l’abilità e la cura delle abili mani dei maestri figuli e messo di nuovo in forno per la seconda cottura.

Anche se l’evolversi dei tempi ha portato all’introduzione di innovazioni tecnologiche ci sono ancora aziende artigiane che lavorano con finiture manuali e utilizzando il tornio a pedale. Il tipo di ceramica (terracotta, maiolica, porcellana….) dipende dalla natura dell’impasto, dal rivestimento e dal livello di cottura. Il contenitore di creta un tempo più diffuso nel Salento era la “pignata”. Destinata alla cottura dei tipici piatti salentini, era messa per ore, circondata dalla brace, vicino al fuoco del camino. Ci sono poi le “capase”, dei contenitori in terracotta di varia grandezza, usate per la conservazione dell’acqua e degli alimenti.

Uno degli aspetti tipici della produzione ceramica salentina è rappresentato dal repertorio di “pupi”, figure umane destinate ad ornare pittorescamente i presepi. A cominciare dal giorno di Santa Lucia, i pupari leccesi danno vita ad una caratteristica esposizione che dura per tutto il periodo natalizio. Altro oggetto tipico realizzato in terracotta è il fischietto. La sua origine risale a quando i pastori al pascolo si divertivano a suonare melodie con fischietti che loro stessi costruivano. Le tradizioni popolari hanno attribuito a questo oggetto il ruolo di portafortuna perché si racconta che bastava fischiare attraverso uno di essi per scacciare gli spiriti cattivi.

Cutrofiano e la terracotta, binomio che dura da secoli

L’origine della cittadina è legata alla terracotta visto che essa sorge al centro di un’area caratterizzata dalla presenza di uno strato d’argilla a poca profondità.
Il legame è rinforzato da quello che è il significato della parola Cutrofiano. Il nome infatti sarebbe composto dal sostantivo greco “cutra” che significa vaso, e dal verbo “fio” che corrisponde a fabbricare. Quindi Cutrofiano è da sempre conosciuto come il paese dei vasi e della terracotta.
Ancora oggi l’argilla cutrofianese viene decorata con le stesse greche, linee ondulate, segmenti, fiorellini usati nel passato.
A Cutrofiano un tempo questa materia veniva estratta dai cosiddetti “pozzari” in un territorio così ricco di paludi da far meritare agli abitanti il nomignolo di “mpatulati”. Questa attività artigianale sembra fosse sviluppata già nel Medioevo ma occorre aspettare il XVI secolo per trovare conferma nei documenti. Informazione dettagliata ci viene dal Catasto Onciario del Comune che risale alla metà del 1700. Da questo risulta che in città vi erano 31 botteghe in cui lavoravano 46 artigiani divisi in codimari, piattari e pignatari.

Lavorazione al tornio

lavorazione al tornio

Per realizzare un vaso al tornio serve innanzitutto della buona argilla. Dopo averla lavorata bene si fa una palla che verrà attaccata al centro della girella del tornio.
Si comincia poi a bagnare l’argilla e mentre il tornio gira si procede alla centratura.
Delicatamente si cominciano ad alzare le pareti del manufatto con le dita creando così la forma desiderata.
Seguentemente con l’ausilio di altri utensili vari si rifinirà la forma e poi con un cavetto d’acciaio si taglierà la parte inferiore del vaso di modo da poterlo staccare dal tornio.
Una volta che il manufatto ha raggiunto la durezza giusta si procede alla rifinitura finale e ad attaccare i manici o altro. Si lascia poi essiccare e successivamente si cuoce.